La nuova “schiavitù” in Italia: “Mi pagano 1,77 euro all’ora per fare di tutto”. E li chiamano bamboccioni

Schiavitù. Polemica sulla questione lavoro e gioventù. La lettera di una giovane che viene pagata 1,77 euro all’ora per coprire diverse mansioni dovrebbe far riflettere sul fallimento della nostra società

Li chiamano bamboccioni, mammoni, pretenziosi. I giovani d’oggi vengono rimproverati per la loro scarsa voglia di lavorare e adattarsi alla situazione economica corrente. Le persone più adulte se ne escono con esternazioni canzonatorie, ponendo se stessi su un piedistallo. Nella maggior parte dei casi iniziano così: “Ai miei tempi io… non come voi oggi…”.

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Contratto di lavoro (Pixabay)

Ed è proprio questo il punto focale: i tempi sono cambiati e lo hanno fatto in peggio. I giovani sono sempre più preparati, formati, istruiti ma con meno frecce al loro arco rispetto ai genitori. E le opportunità che gli si presentano sono oscene, ridicole e, in larghissima parte, da denuncia.

Nuova forma di schiavitù in Italia: i giovani sono stanchi, è giunta l’ora di un cambiamento

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Portafogli vuoti (Pixabay)

Hanno generato polemica le dichiarazioni rilasciate dallo chef televisivo Alessandro Borghese. In un’intervista concessa al Corriere della Sera, accusava di avere difficoltà a trovare personale da inserire nei propri ristoranti.

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La sua esternazione ha scatenato feroci commenti sul web: “Sarò impopolare, ma non ho alcun problema nel dire che lavorare per imparare non significa essere per forza pagati. Io prestavo servizio sulle navi da crociera con “soli” vitto e alloggio riconosciuti”.

Sulla stessa scia un Tweet dell’opinionista Hoara Borselli che ha scritto: “A 15 anni in estate alcuni giorni lavoravo in un bar mentre i miei amici andavano al mare. Poche ore, dalle 12 alle 16. Finito il turno mi regalavano un gelato e se andava bene delle patatine”. Ha poi concluso: “Si parte sempre dal basso ragazzi. Sacrificio e ‘fame’. Credo sia ciò che manca oggi”.

Inutile dire come gli utenti si siano adirati contro questo elogio della nuova schiavitù a sfavore dei diritti dei lavoratori, qualsiasi età essi abbiano, come se gioventù e gavetta fossero un binomio che va a braccetto con sfruttamento.

A contrastare queste opinioni raccapriccianti, si contrappone una lettera pubblicata da Fanpage.it di una giovane di 26 anni che racconta la sua situazione ingiusta e svilente.

La ragazza vive a Palermo e sostiene di lavorare per una scuola privata. Era entrata come assistente all’infanzia ma adesso si occupa di tutto: “Sono una maestra e una tuttofare, mi fanno fare pure le pulizie”. La paga? Da fame: 400€ ogni mese  (1,77 l’ora).

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Ha un contratto part-time di 2 ore, fatto firmare per paura dei controlli. In realtà di ore ne fa 10 ogni giorno. “Non ho né ferie pagate, né tredicesime, né Tfr, nulla! A luglio vado in ferie per poi riaprire a settembre, e da agosto fino ad ottobre non percepisco stipendio” – ha detto.

Continua: “Non ci aiuta nessuno! E poi dicono che noi giovani non vogliamo lavorare. Ma come si fa a dire una cosa di questa?”. Rimane da chiedersi dove sia lo Stato e dove arriveremo nel giro di poco tempo.

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